Kazakistan: un territorio, mille risorse per le PMI italiane

23/02/2012 Luca Bionda Eurasia 3 commenti
Kazakistan: un territorio, mille risorse per le PMI italiane

Da anni in Italia il nome della Repubblica del Kazakhstan evoca a molti Italiani poco più che una parte del territorio costiero del Mar Caspio ove la compagnia ENI opera nell’estrazione e logistica degli idrocarburi, come avviene ad esempio presso il giacimento offshore di Kashagan. Ma Kazakhstan non significa solo fonte di idrocarburi per l’Europa. In questo articolo vogliamo fornire una breve e parziale panoramica di inquadramento della grande varietà del territorio kazaco e delle molteplici opportunità per la cooperazione che questo enorme e poco conosciuto paese, grande quanto l’intera Europa occidentale, può offrire all’Europa ed alle piccole e medie imprese italiane in particolare.

Il territorio e la popolazione

Il Kazakhstan si estende su un territorio immenso, il nono a livello mondiale, nonché il secondo nell’ex Unione Sovietica dopo quello russo. Situato in posizione pressoché baricentrica all’interno del continente eurasiatico, il paese presenta un paesaggio multiforme e sfaccettato, un aspetto che influenza marcatamente le attività umane e le dinamiche sociali ed economiche.

Mappa del KazakistanAd ovest le coste del Mar Caspio presentano buona colonizzazione urbana (Aktau, Atyrau) così come le fasce periferiche settentrionali (Pavlodar, Ekibastuz, Karaganda, Temirtau) e meridionali del paese (Alma Ata, Shymkent), mentre le montagne dell’Altaj costituiscono il limite fisiografico orientale del paese. Da nord a sud si passa dalle pianure della Siberia occidentale alle zone montuose desertiche dell’Asia centrale.

La presenza di zone desertiche e non adatte alla colonizzazione urbana a causa di un clima continentale particolarmente rigido in inverno e caldo in estate concentrano la popolazione urbana in centri industriali medio grandi. La densità di popolazione è modesta in virtù della rilevante estensione territoriale, ciononostante il Kazakhstan è la seconda nazione più popolosa dell’Asia centrale.

Gran parte degli scambi commerciali avviene con gli Stati vicini e soprattutto con la Russia, paese con cui condivide quasi 7.000 km di confine settentrionale. Il legame con la Russia è forse una delle caratteristiche che più si evidenziano anche a livello demografico, con numerosi lavoratori kazachi presenti in Russia ed altrettanti Russi che abitano il territorio kazaco. Secondo diverse fonti i Russi costituirebbero oltre il 28% della popolazione totale, in gran parte urbana, nonché il secondo gruppo etnico del paese. Particolarmente apprezzabili sono i rapporti di cooperazione ed amicizia tra le principali cariche statali, soprattutto tra il presidente kazaco Nazarbaev ed il primo ministro russo Putin. Tale cooperazione, la cui eccezionale importanza geoeconomica non pare ancora essere stata pienamente compresa da Europa e Stati Uniti, ha già consentito in tempi significativamente brevi la nascita dell’Unione doganale (assieme alla Bielorussia) prima e, da pochi mesi, l’Unione Eurasiatica.

Una parziale “russificazione” del paese, particolarmente accentuata durante gli anni dell’esperienza sovietica, ha di fatto creato un paese bilingue, con il kazaco “lingua dello Stato” parlato da meno del 70% della popolazione ed il russo designato “lingua ufficiale” normalmente adottata in campo economico e finanziario. Tale aspetto, se da un lato ha sollevato alcuni interrogativi sugli effetti della russificazione nei confronti degli elementi tipici della società tradizionale, da un altro lato ha consentito al Kazakhstan di seguire Mosca nel processo di rinascita economica che ha accompagnato più o meno costantemente il paese dalla sua indipendenza nel 1991 ad oggi.

Industria ed infrastrutture

Il paese presenta una forza lavoro pari a oltre 8 milioni di persone, con un livello di alfabetizzazione assai elevato, superiore al 98% complessivo, tra i maggiori a livello continentale. La disoccupazione secondo i dati ufficiali è particolarmente contenuta e pone il paese al 51° posto tra i paesi con meno disoccupati (5,20%); per mero confronto, si consideri il 99° posto dell’Italia, con un valore pari a 8,20%.

Circa la metà degli occupati (49%) lavora nel settore dei servizi, nel quale lo Stato ha un ruolo numericamente fondamentale, mentre il settore dell’industria e delle costruzioni con tutti i suoi derivati occupa circa il 18% della forza lavoro.

Le premesse per un ulteriore sviluppo industriale del paese sono tuttora rilevanti: il Kazakhstan possiede un’economia solida, con un tasso di crescita annua pari al 6%, secondo le stime dello scorso anno condivise dal World Factbook della CIA.

Ciò che rende il Kazakhstan interessante per l’investitore europeo nel campo infrastrutturale ed industriale è senza dubbio l’insieme di alcuni elementi politico-economici che possiamo ritrovare ad esempio anche tra i paesi del BRICS, ossia: una relativa stabilità politica fondata su una leadership forte, una dirigenza statale interessata a collaborare con i paesi dell’Unione Europea o gli Stati Uniti per sviluppare l’economia del paese senza svenderne le strutture produttive strategiche attraverso “privatizzazioni selvagge” (un aspetto fondamentale che oggi sta mettendo in crisi le “ex – miracolose” crescite economiche nei Balcani), una popolazione giovane ed attiva, ed infine la presenza di risorse energetiche e materie prime fondamentali per l’industria.

Il sottosuolo kazaco è ricco praticamente di tutti i principali minerali ferrosi e non ferrosi strategici per l’industria: ferro, manganese, cromo, piombo, zinco, rame, bauxite, oro, argento, minerali fosfati, zolfo, uranio, carbone e materiali da costruzione (argille, materiali per agglomerati cementizi, ecc.). Giacimenti di idrocarburi sulla terraferma e lungo le coste del Mar Caspio sono conosciuti in tutto il mondo, ed attualmente come detto guidano parte dell’agenda economico-politica dello Stato kazaco.

Accanto a giacimenti esplorati e conosciuti, gli esperti ritengono che le potenzialità minerarie del sottosuolo kazaco siano perfino sottostimate e meritevoli di ulteriori studi ed indagini sul campo.

La restante porzione della popolazione attiva (33%) è impiegata nel settore agrario e nella pesca; una componente importante, che può dare un’idea ad esempio del peso che le produzioni agricole o la pesca rivestono per l’economia del paese. A dispetto di quanto spesso si ritiene per il caso dell’agricoltura europea, gli investimenti nella crescita agricola del Kazakhstan potrebbero garantire valorizzazioni economiche di prim’ordine, come viene meglio dettagliato al punto seguente.

Risorse agroforestali ed energia verde: tradizione ed innovazione

Prosciugamento del Lago d'AralSe è vero che già oggi il Kazakhstan è il settimo maggiore produttore di frumento al mondo, è altrettanto vero che nei prossimi anni l’agricoltura kazaca potrebbe subire una parziale rilocalizzazione su aree limitrofe in seguito alle problematiche idrogeologiche del bacino del lago Aral che con sempre maggiore impegno il governo di Astana e l’omologo uzbeco di Taškent assieme ad esperti europei stanno cercando di contrastare. La riqualificazione naturale delle superfici dismesse e la valutazione di nuove aree agricole nel paese pone anche qui nuove possibilità di cooperazione tra Italia e Kazakhstan.

Nella vicina Russia il sistema fieristico che porta annualmente le maggiori aziende europee, soprattutto italiane e tedesche, ad esporre i principali progressi tecnologici nelle macchine per la lavorazione dei prodotti legnosi ed agricoli all’interno degli spazi espositivi di Lestechprodukcija (Mosca) e Lesdrevmaš (San Pietroburgo), ha rinnovato l’interesse dei paesi geograficamente e politicamente più vicini a Mosca nel settore delle risorse naturali e delle agroenergie legate alle biomasse.

La cronica dipendenza dell’Europa per quanto concerne molte produzioni agroforestali, dalla cerealicoltura alla produzione di legname da opera, permette a paesi produttori come il Kazakhstan (ma anche, ad esempio, l’Ucraina o la Bielorussia) di guardare con rinnovato interesse al proprio comparto agroforestale, per la cui modernizzazione l’Italia potrebbe dare un contributo importante. La presenza italiana nella costruzione delle macchine agricole ed industriali, dopo anni di progressivo consolidamento sul mercato russo, può ora affacciarsi con maggiore efficacia su quello kazaco; particolare interesse ad esempio riveste lo sviluppo dell’industria dell’arredamento e dei mobili, senza dimenticare che i migliori macchinari disponibili sul mercato per effettuare tali lavorazioni sono principalmente di costruzione italiana e tedesca, spesso facenti capo proprio a quelle imprese medio-piccole che nel nostro paese sono oggi in grave difficoltà.

Per quanto riguarda la disponibilità di materia prima si rileva inoltre che le proprietà forestali kazache, pur non potendo rivaleggiare direttamente con quelle russe per estensione e prelievo, costituiscono comunque fonti di approvvigionamento di interesse e le cui caratteristiche sono poco conosciute in Europa.

Naturalmente l’auspicata collaborazione dovrà avvenire considerando le peculiarità politico-economiche sopra ricordate, evitando quindi da parte europea un atteggiamento “colonialista” improntato ad un mercato “di rapina” delle risorse locali (è sempre emblematico ad esempio l’atteggiamento di certi industriali europei nel Balcani, ove i governi locali hanno sostenuto una politica di privatizzazioni facili e veloci “a pronto consumo”, salvo accorgersi oggi dei rilevanti problemi causati al territorio dall’eccessivo sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo).

Un paese come il Kazakhstan giustamente non può quindi essere considerato un mero fornitore di materie prime (grano, cotone, legno, ecc.), ma può assumere un ruolo maggiormente rilevante ad esempio per la produzione di semilavorati, valorizzando le proprie risorse umane-produttive e migliorando la produzione industriale complessiva. A tali potenzialità fanno riferimento molte delle opportunità di interesse per le PMI italiane e kazache.

Ed ancora, accanto alle produzioni più tradizionali oggi si affermano quelle legate alle agroenergie. Emblematiche ad esempio le grandi possibilità di investimento nel campo del biogas zootecnico o della gestione delle biomasse e della valorizzazione energetica dei rifiuti urbani, industriali o agricoli, oppure le possibilità di operare nel settore della produzione dei pellets per uso energetico, la cui domanda da parte europea è e sarà ancora per anni in costante ascesa e legata a grandi traders e produttori (paesi baltici, Germania, Austria, Balcani, Federazione russa). Tutti settori in fase di sviluppo in Kazakhstan, nei quali investitori e produttori di macchinari italiani potrebbero trovare redditività elevate spesso sottostimate.

Si evidenziano quindi ottime possibilità, solo parzialmente esplorate, di concorrere oggi alla ristrutturazione di settori che dopo il periodo sovietico sono stati spesso associati a fenomeni diffusi di abbandono e smantellamento degli impianti.

Si noti come tali opportunità presentino un interesse rilevante soprattutto per le PMI, contrariamente al settore energetico più tipicamente legato all’estrazione ed alla lavorazione di idrocarburi, che rimane maggiormente appannaggio di holdings e grandi società di capitali.

Promozione turistica: storia, tradizioni e paesaggi

Tra gli elementi più utili ed importanti da sviluppare per migliorare la conoscenza del paese in Italia si può indicare senza dubbio la promozione turistica. La grande bellezza e multiformità del territorio kazaco è praticamente sconosciuta nel nostro paese, ed in tale contesto lo sviluppo del turismo rappresenta forse il fattore che più facilmente può avvicinare velocemente i nostri popoli per una migliore conoscenza reciproca; tutto ciò senza dimenticare il contributo economico importante che i ceti benestanti e la classe media kazaca già oggi danno e potranno dare alle risorse turistiche di casa nostra, come hanno dimostrato negli ultimi anni i sempre maggiori afflussi di turisti da Cina, India e Russia.

Sul piano culturale, particolarmente misteriosa e relativamente sconosciuta in Italia è la millenaria storia delle popolazioni che hanno abitato il Kazakhstan nel corso dei secoli. Tribù nomadi, spesso grossolanamente e superficialmente dipinte nei nostri libri di storia, hanno abitato continuativamente parte del paese dal I° secolo A.C., sebbene esistano reperti ritrovati nella zona risalenti perfino all’Età della Pietra.

Una serie di civiltà e nazioni dedite al nomadismo caratterizzarono un ampio periodo della storia kazaca dal 4° Secolo D.C. fino all’invasione dei Mongoli del 13° Secolo, quando si formarono una serie di distretti amministrativi che successivamente avrebbero fatto parte del Khanato di Kazach. Tale periodo vide la nascita delle principali città medievali di Taraz e Turkestan, poste lungo la traccia settentrionale della Grande Via della Seta, fondamentale rotta commerciale per molte civiltà del continente eurasiatico.

Le popolazioni che abitarono la steppa furono caratterizzate da un nomadismo almeno parziale, reso necessario per ricercare pascoli tra superfici semidesertiche molto vaste che potessero rendere possibile l’allevamento del bestiame, principale fonte di sostentamento. Il popolo kazaco nacque proprio dall’unione delle numerose tribù che abitarono questa vasta regione dal 15° Secolo, elaborando progressivamente un linguaggio, una cultura ed una forma di economia comune. Il Khanato ebbe la sua fase di declino definitivo solamente nel 18° secolo, quando la colonizzazione dei territori kazachi da parte della Russia zarista raggiunse il culmine della sua estensione.

Paesaggio kazakoDi fronte al rischio della perdita dell’identità nazionale e etnica, dai primi anni dell’indipendenza del paese (1991) in Kazakhstan è progressivamente emerso il bisogno di recuperare il grande patrimonio storico, culturale ed artistico dei Kazachi. Tali elementi sono particolarmente sentiti dalla popolazione e dalle massime autorità dello Stato, i quali hanno incentivato negli ultimi anni diverse iniziative culturali ed archeologiche volte al recupero dell’identità etnica e nazionale.

È significativo ricordare che l’Italia collabora già da tempo nel paese con le autorità locali sul piano culturale e scientifico. Un esempio è dato dalla importante missione archeologica che alcuni ricercatori dell’Università di Bologna hanno condotto con il supporto dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO). Principale obiettivo della ricerca, lo studio e l’interpretazione della civiltà dell’Età del Bronzo e della prima Età del Ferro nelle steppe, che hanno rappresentato nella storia dell’evoluzione umana momenti chiave per il passaggio verso il nomadismo pastorale. Lo scavo stratigrafico di alcuni tumuli funerari, i cui corredi racchiudono splendide testimonianze in materiali preziosi (oro, argento, rame e ferro) dell’arte delle steppe delle popolazioni di cultura saka dell’Eurasia e l’esplorazione territoriale del sistema deltizio del grande fiume centro-asiatico Syrdarya, sono alcune delle attività che i membri della missione perseguono nel corso delle compagne di ricerca scientifica che si svolgono all’interno di un ambiente geografico oggi completamente desertico e disabitato dall’uomo.

Il Kazakhstan offre al visitatore un’ampia gamma di destinazioni turistiche, ed ancora maggiori sono le opportunità offerte agli investitori in questo settore. È utile rimarcare in tale sede il grande valore che la cooperazione tra Italia e Kazakhstan può avere nello sviluppo del turismo, considerata la fase di ascesa attualmente attraversata da tale risorsa in Kazakhstan ed anche l’importante preparazione e professionalità delle imprese italiane di settore.
In Kazakhstan l’investitore di settore italiano potrà collaborare nel campo delle attrezzature e infrastrutture turistiche (alberghi e resorts, stazioni sciistiche, centri di divertimento, infrastrutturazione delle vie di comunicazione, valorizzazione delle bellezze turistiche, musei, information service, catering, ecc.), sviluppo di prodotti turistici nazionali e souvenir, nonché migliorare la promozione degli scambi turistici tra Italia e Kazakhstan, e tanto altro ancora.

In Kazakhstan si possono visitare ben 118 aree naturali protette tra cui 11 parchi nazionali, posto che il paese rappresenta per il visitatore medio una meta originale e di enorme interesse per gli amanti della natura e del turismo ecocompatibile; contrariamente a quanto accade ormai in Europa, in Kazakhstan esistono numerose aree naturali poco o nulla esplorate, entro le quali è possibile avventurarsi anche con l’aiuto di esperte guide locali. Oltre un centinaio di sanatorium (simili ai “centri benessere” italiani), nonché un numero elevatissimo di monumenti storici e siti archeologici completano il quadro di interesse per chi preferisce un turismo più culturale o riposante. Gli amanti degli sport invernali possono inoltre visitare gli impianti sciistici di Shymbulak e Schuchinsk-Borovoye, la cui popolarità è in costante ascesa. Non si può infine dimenticare la porzione settentrionale della Grande Via della Seta, un sistema unico al mondo di monumenti architettonici ed archeologici che unisce intere città e paesi.

Le zone franche in Kazakhstan

Il governo del Kazakhstan ha istituito diverse “zone franche” in differenti aree del paese. Esse si trovano presso la nuova capitale Astana, presso l’area petrolchimica di Atyrau ed il porto di Aktau sul Mar Caspio, nel polo turistico di Burabay, nel parco tecnologico di Almaty ed infine presso il nuovo polo del tessile situato nella zona di Shymkent e denominato Ontustik, nato nel 2005.

Le Zone Economiche Speciali del KazakistanSi tratta di zone economiche speciali (S.E.Z.) in parte differenziabili anche a livello tematico. Per evidenziare al meglio il valore che tali zone possono avere per gli investitori locali ed internazionali, è significativo ricordare che per la legislazione della Repubblica del Kazakhstan ogni società che abbia la propria sede in una zona franca è esonerata dal pagamento delle imposte sul reddito della società, dalle imposte fondiarie e sul patrimonio, dall’imposta sul valore aggiunto.

Nei piani del governo kazaco tali aree potranno guidare nel breve futuro i principali investimenti esteri nel paese.
Molti progetti prevedono intere città in costruzione, con relativo sviluppo dei servizi e delle infrastrutture. In tale contesto ad esempio il progetto “g4city pare assolutamente rilevante e di interesse per gli investitori anche italiani.

Considerazioni finali

I settori di interesse individuati dalle autorità locali sono innumerevoli ed in grado di interessare diverse sfere della nostra economia. Il Ministero dell’industria e del Commercio del Kazakhstan, attraverso le sue strutture e le camere di commercio bilaterali, può fornire agli investitori interessati informazioni e dati sui diversi settori principali della variegata economia kazaca. Tra gli obiettivi perseguiti dal governo di Nazarbaev nel quadro dei rapporti commerciali con l’estero, si deve rimarcare la volontà di diversificare il potenziale di esportazione del Kazakhstan a beneficio dei beni e dei servizi aventi un elevato valore aggiunto. Il Kazakhstan si imporrà nel tempo progressivamente non solo come esportatore di materie prime a beneficio delle industrie occidentali, ma anche e soprattutto come interlocutore economico primario, con la volontà di far crescere il proprio PIL e la propria economia, esportando semilavorati e prodotti finiti aventi una maggiore remunerabilità per il paese.

Tutti i settori principali presentano la possibilità di espandere la cooperazione con le aziende italiane. Ai tradizionali settori che hanno segnato l’ascesa del Kazakhstan tra le nazioni industrializzate si affiancano oggi quelli più moderni delle biotecnologie, delle energie alternative e del turismo. Ciò che oggi può quindi essere notevolmente implementato, è il miglioramento della conoscenza della realtà kazaca da parte delle nostre imprese.

La crisi economica mondiale, particolarmente sentita dalle aziende italiane di piccole e medie dimensioni, potrebbe rappresentare un impulso ulteriore per l’internazionalizzazione almeno parziale di queste ultime; invece, paradossalmente, molte aziende adottano oggi perfino una maggiore prudenza ed un atteggiamento più diffidente verso i nuovi mercati, senza rendersi conto che questi rappresentano non una parte del problema economico, quanto piuttosto un aspetto della sua più rapida soluzione.

Non dobbiamo dimenticare che la crisi globale è stata acuita in questi anni soprattutto dalla distanza esistente tra il mondo dei mercati finanziari speculativi a controllo anglosassone e le economie reali rappresentate almeno in parte dalle risorse strategiche non solo energetiche mondiali: queste ultime costituiscono il perno attorno cui ruota lo sviluppo mondiale e di esse il Kazakhstan possiede un porzione assolutamente rilevante.

Entro tale quadro nazionale ed internazionale, uno sforzo congiunto volto a far conoscere in Italia i principali elementi dell’economia, del territorio e della società kazaca può spingere le imprese italiane ad implementare la propria collaborazione con le autorità e le imprese presenti in Kazakhstan.


NOTE:
Luca Bionda è ricercatore associato dell'IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie).
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    Commenti
    1. Mastrorili Francesco

      5 / 21 / 2013 09:22

      e da tempo che stò seguendo l’ascesa economica di questo grande paà ese,il vostro articolo mi conferma l’idea che avevo. I miei complimenti, date un sostegno ad eventuali sviluppi economici inaree con forte potenzialità di crescita. Vorrei sapere per quanto riguarda il commercio di alimenti se cè la possibilità di effettuare nello specifico vendita di ilio e vino pugliese.

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      • Luca Bionda

        5 / 21 / 2013 17:00

        buongiorno. La ringrazio per i complimenti riguardanti l’articolo. Le suggerirei di verificare di persona (fiere, ecc.) o mediante agenzie che si occupano di consulenze/ricerche di mercato all’estero i prezzi proposti dai suoi competitors. I prodotti di qualità italiani sono ricercati anche in Kazakhstan, nel settore alimentare e tessile soprattutto. Deve chiaramente verificare i costi doganali e soprattutto quelli logistici, le eventuali barriere, ecc…Con questi dati alla mano avrà un’indicazione di massima sul prezzo da proporre ai suoi potenziali clienti (ristoranti, negozi, ecc.). cordiali saluti

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    2. Gianmaria Sabella

      1 / 13 / 2014 11:03

      Buongiorno, questo paese mi attrae in maniera particolare, il vostro articolo mi conferma tutto quanto sulle mie idee. Ho un’attività in Albania e Kosovo, e il vostro punto di vista sulla “colonizzazione dei Balcani” è veritiero al 100 per 100. Oltre a essere una strada che non porta a niente se non nel breve periodo, e con dispendio di energie personali oltre ogni limite per chi non dispone di capitali importanti. Sarei interessato ad approfondire il discorso per vedere di creare in qualche modo ed in settori disparati, una collaborazione con imprenditori interessati del posto. Vorrei sapere se avete dei riferimenti da considerarsi attendibili. Cordiali saluti.

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