La Russia tra USA e Cina

18/08/2012 Artëm Lukin Geopolitica & Teoria 3 commenti
La Russia tra USA e Cina

Con l’intensificarsi della competizione geopolitica tra Cina e Stati Uniti, altri attori sono chiamati a decidere come posizionarsi nella lotta per il potere. Tra questi, la Russia è probabilmente uno dei più determinanti “swing state” nell’arena globale contemporanea. Russia e Cina sono partners strategici sin dal finire degli anni Novanta, ma si ipotizza che la Russia possa abbandonare la Cina e scegliere di allinearsi all’Occidente a guida statunitense o di allearsi con esso. Stante la crescente percezione della minaccia rappresentata da una Cina in ascesa, la Russia non avrebbe altra scelta che quella di avvicinarsi agli Stati Uniti ed all’Unione europea.

Anche in Russia alcuni esperti di politica estera sostengono l’idea che Mosca necessiti di una qualche forma di allineamento strategico a Washington e Bruxelles, adducendo quale motivazione principale proprio la crescita della Cina. Questa linea di pensiero strategico è del tutto logica dalla prospettiva dell’equilibrio di potenza, secondo cui gli Stati sono chiamati a coalizzarsi contro potenziali egemoni. Una condotta simile sembra essere una strategia Il confine russo-cinese misura oltre 4000 kmragionevole per la Russia, che condivide con la Cina un confine di 4209 km, risultando così molto più esposta di qualsivoglia altro Stato occidentale ai rischi geopolitici legati alla Cina. Sia l’élite di governo che i cittadini russi guardano con sospetto alla Cina. Negli ultimi due secoli la Russia ha conosciuto uno sviluppo maggiore di quello cinese a e ciò ha indotto i Russi a pensare alla Cina con una certa sufficienza. Tuttavia tale tradizionale percezione è oggi ridimensionata.

I dirigenti russi credono fermamente che nell’arena internazionale ciò che conta davvero siano le capacità più che le intenzioni. Ne consegue che una qualche forma d’intesa con gli Stati Uniti – leader della comunità occidentale – assicurerebbe la Russia contro la minaccia di una Cina in ascesa. Il problema di questo ragionamento consiste nel fatto che la Russia individua negli Stati Uniti una minaccia più grande ed immediata della stessa Cina. Ciò è dovuto principalmente a quattro ragioni.

  1. 1. La Russia crede che l’Occidente cerchi di trasformare la Russia a propria immagine al punto da sradicarne l’identità. Gli sforzi di Stati Uniti ed Unione Europea di esportare la democrazia ed i valori liberali sono considerati quali tentativi aggressivi finalizzati alla destabilizzazione dei fondamenti teorici ed istituzionali dell’architettura statale russa. Di contro, Mosca apprezza molto la condotta di non ingerenza della Cina e la sua tolleranza verso i diversi modelli di sviluppo politico e socio-economico.
  2. 2. Mosca è preoccupata per la penetrazione dell’Occidente nell’Estero Vicino russo – il territorio della preesistente Unione Sovietica. Le tensioni hanno raggiunto l’apice sotto la presidenza di George W. Bush, culminando in una breve guerra tra Russia e Georgia, un alleato degli USA. Sebbene Washington abbia limitato il proprio coinvolgimento nello spazio post-sovietico sotto l’amministrazione Obama, il Cremlino resta tuttavia profondamente sospettoso circa le intenzioni degli Stati Uniti nel cortile di casa russo. Nel frattempo anche la Cina si sta progressivamente impegnando di più nelle repubbliche ex sovietiche, facendo però attenzione a non provocare l’ira russa. I legami della Cina con gli Stati post-sovietici sono per lo più di natura economica e non mettono in discussione la residua egemonia politica russa. Certo, la Russia non è particolarmente lieta della crescente influenza economica cinese sulle repubbliche centroasiatiche, ma è intenzionata a sopportare la cosa fin quando la Cina rispetterà gli interessi strategici russi nell’area.
  3. 3. La strategia militare statunitense costituisce per la Russia una preoccupazione più seria di quella cinese. Nello specifico, il programma di difesa missilistico della NATO genera una forte apprensione a Mosca. L’establishment strategico nazionale crede fermamente che, una volta completato, lo scudo antimissile statunitense neutralizzerà il deterrente nucleare russo. Contestualmente, la Russia non considera l’attuale posizione militare cinese quale un rischio per la sicurezza perché la modernizzazione della difesa ed i dispiegamenti cinesi sono fondamentalmente rivolti allo Stretto di Taiwan, al Mar Cinese Meridionale e al Pacifico Occidentale.
  4. 4. La retorica della politica estera e lo stile diplomatico sembrano dar forma alle potenziali minacce percepite da Mosca. Gli Stati Uniti parlano liberamente del proprio status di unica superpotenza e della propria determinazione a guidare il mondo, provocando molta irritazione in Russia. Di contro, la Cina appoggia l’idea di un mondo multipolare, progetto pienamente sostenuto da Mosca.

 
La Russia si ritrova stretta tra l’Occidente e l’Oriente. La dirigenza russa è ben consapevole che la Cina, forte del suo crescente potenziale strategico, può rappresentare un serio rischio geopolitico nel futuro. Tuttavia la Russia percepisce questo rischio tanto lontano quanto ipotetico se comparato alle sfide aperte e dirette che gli Stati Uniti ed i loro alleati occidentali pongono attualmente. Se gli Stati Uniti vogliono avere realmente la Russia dalla propria parte nella sempre più chiara competizione con la Cina, essi dovranno abbandonare la promozione della democrazia liberale nello spazio post-sovietico, riconoscendo l’egemonia della Russia nella regione, ed accantonare i progetti di difesa antimissile in Europa. È tuttavia improbabile che gli USA accettino queste condizioni nel futuro immediato, cosicché, piuttosto che guardare verso gli Stati Uniti, è molto più probabile che la Russia continui a perseguire la propria semi-alleanza con la Cina.

(Traduzione dall’inglese di Diego Solenne)


NOTE:
Artëm Lukin è docente presso la cattedra di Relazioni Internazionali della Scuola di Studi Regionali e Internazionali di Vladivostok.
FONTE:
East Asia Forum, 24 luglio 2012.
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    Commenti
    1. Gianluca Manfredelli

      8 / 23 / 2012 15:06

      L’autore parla di “competizione geopolitica” e di “lotta per il potere”. Entrambe costano care, perché richiedono l’immobilizzazione, anzi, la sottrazione, di risorse altrimenti impiegabili per le proprie economie. Siamo davvero sicuri che USA e Cina vogliano questo? o, quantomeno, che lo vogliano ADESSO (soprattutto la Cina)? Credo di no, in particolar modo nel contesto attuale. Ed è per questo che la Russia, nonostante la sua atavica diffidenza verso l’Occidente, preesistente sia al nazionalismo di Putin che all’impresa familiare di Eltsin ed alla Guerra Fredda di Stalin, Kruscev e Breznev, nonostante l’irritazione verso la NATO “colpevole” di essersi ripresa quello che Milan Kundera chiamava “Occidente sequestrato”, e a dispetto della sua “neighborhood rivalry” con la Cina, continuerà con la sua politica di semi-alleanza, o forse meglio dire “semirivalità” con entrambe le potenze. Molto divide, ma molto ancora unisce. E nulla unisce come i problemi.

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    2. Daniele Scalea

      8 / 23 / 2012 19:14

      Caro Manfredelli,

      a mio avviso, la competizione tra USA e Cina è in atto, anche se convengo con lei che manchi la volontà di spingerla oltre una certa linea rossa: gli USA si godono la loro egemonia, e la Cina recupera terreno con calma. Per quanto riguarda la Russia, la vedo come il professor Lukin: le azioni della NATO sono fonte di preoccupazione assai maggiore rispetto alla rivalità (pur latente in Asia Centrale o Siberia) con la Cina. Difficilmente Mosca prenderà una posizione estrema e definitiva, come può essere un’alleanza strategica formale con Pechino, ma la sua “equidistanza” tra Occidente e Oriente si fa sempre meno “equa”, e sempre più pendente verso Oriente.

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