Verso la definizione d’un profilo diplomatico boliviano: quattro campi di politica estera e di difesa

07/12/2012 Alexander Madrigal Garzón Americhe 0 commentI
Verso la definizione d’un profilo diplomatico boliviano: quattro campi di politica estera e di difesa

Lo Stato Plurinazionale della Bolivia viene rappresentato all’estero come un paese andino politicamente instabile, socialmente dinamico ed economicamente povero, identificando le cause nel deficit istituzionale nella considerevole mobilitazione indigenista e nella persistenza del sottosviluppo. Tuttavia, le recenti misure di politica estera e difesa del governo socialista guidato da Evo Morales consentono di riconoscere che si stanno compiendo sforzi nella gestione delle relazioni internazionali tali da poter modificare lo stereotipo costruito a livello internazionale sul carattere storicamente mediocre del suo profilo diplomatico.

La Bolivia è stato un paese bistrattato nella scena internazionale. Ciò è dovuto alle costanti difficoltà storiche di costruzione di uno Stato (multi)nazionale, la cui conseguente instabilità istituzionale ha impedito l’instaurazione della sovranità nei suoi termini più semplici, come sinonimo cioè di autorità su un territorio e una popolazione; questo si fa evidente in una politica interna che non è riuscita a definire e difendere alcuni limiti, né a raggiungere il consenso e la coercizione sufficienti a garantire la stabilità di un governo democratico. Tutto ciò si ripercuote sulla definizione di un possibile profilo diplomatico, inteso come l’insieme delle posizioni che qualificano l’attività di relazioni internazionali dello Stato in politica estera.

Così, si può affermare che la Bolivia non ha avuto un profilo diplomatico di Stato, e questo spiega la fragile rappresentazione di questo paese a livello internazionale. Tuttavia, l’ascesa al potere del Movimiento al Socialismo (MAS) e soprattutto di una parte del movimento indigenista boliviano ha rappresentato un punto di rottura e cambiamento nel percorso storico del paese andino. In politica estera e di difesa, ciò si traduce in un diverso orientamento dell’attività internazionale, che potrebbe trasformarsi in un definito profilo diplomatico di Stato.

Anche se è ancora prematuro sostenere che con il governo guidato da Evo Morales in Bolivia si sia realizzato un cambiamento o un nuovo orientamento definitivo (istituzionalizzato e di Stato, non solo governativo) in politica estera e di difesa, un’analisi dei suoi “campi d’azione” nel trimestre giugno-luglio-agosto può permettere di valutare questo sforzo nella pratica concreta.

Ecco di seguito l’analisi di quattro campi d’azione in politica estera e di difesa della Bolivia, partendo dall’analisi degli eventi del trimestre. Tali campi interdipendenti sono: questioni strategiche, relazioni multilaterali, relazioni bilaterali, economia e commercio. Ciò detto, è necessario chiarire che la presente analisi non obbedisce a campi e linee di azione definite dal governo boliviano o inserite in una politica pubblica, ma utilizza alcune categorie create appositamente per questo documento, elaborate mediante esercizio accademico astratto con il proposito di dare significato e nuovo senso agli eventi in esame.

1. Questioni strategiche

Per questioni strategiche s’intendono quei temi di “interesse nazionale” – come verrebbe definito secondo l’approccio teorico realista –, relativi alla sopravvivenza dello Stato sovrano. Per la Bolivia, la questione strategica principale è stata e sarà la rivendicazione di un accesso al mare; qui si collocano anche i temi della difesa territoriale (l’incursione di forze straniere) e dell’intromissione di attori esterni in questioni nazionali.

Gli eventi in esame dimostrano che il tono nazionalista e indigenista della politica di Evo Morales ha permesso al principio di interesse nazionale di acquistare piena validità, inserendosi nel discorso e nelle misure di politica estera e di difesa. Per quanto riguarda l’accesso sovrano al mare, l’attenzione verso il Cile è stata portata a istanze superiori, con una richiesta che nei prossimi quattro anni sarà il nocciolo del dibattito, durante i quali potrebbe mantenersi la politica di avvicinamenti e distanziamenti, testimoniata da eventi critici come la consegna di prigionieri ai quali era stata concessa l’amnistia, le denunce di una possibile “corsa agli armamenti” o la dichiarazione di Morales in cui considerava morto il Trattato del 1904 con il Cile. La questione ha avuto visibilità internazionale (nell’assemblea dell’Oas, presso la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia e con i paesi alleati), attestando lo sforzo di mantenere l’attenzione sul tema.

D’altro lato, i temi della difesa del territorio e dell’intromissione di attori esterni in questioni nazionali sono emersi in vicende controverse, come nei casi della presunta incursione di militari e polizia peruviana a Suches o della concessione dell’asilo politico da parte del governo brasiliano al senatore dell’opposizione Convergencia Nacional (CN) Roger Pinto, accusato di corruzione. Entrambe le controversie sono state gestite mediante istanze diplomatiche, con risoluzione positiva nel primo caso e meno positiva nel secondo, dove rischia di accendere un conflitto che il governo boliviano ha cercato di ampliare denunciando a Vienna l’errata interpretazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, nel terzo periodo di sessioni del Gruppo di esame dell’applicazione.

2. Relazioni multilaterali

L’ambito multilaterale è lo scenario di maggiore visibilità della politica estera di un paese, dal momento che qui si avanzano le proposte internazionali, dimostrando le capacità dei gruppi diplomatici di ogni Stato. Per molti anni, la Bolivia si è mantenuta al di fuori di questi spazi, mostrandosi timida e poco preparata all’attività internazionale.

In un’ottica postcolonialista, con l’ascesa al potere di un indigeno che si definisce il rappresentante di un settore sociale storicamente escluso dall’ordine occidentale imposto, compaiono nell’agenda politica estera le rivendicazioni classiche del movimento cocalero e indigeno boliviano. Ciò si manifesta con gli argomenti promossi negli organismi regionali e internazionali. Un esempio, nel caso dell’Oas, sono le proposte boliviane sulla sicurezza alimentare e l’equità sociale; negli organismi Onu, la lotta per il riconoscimento dei diritti degli indigeni e di prodotti come la quinua, oppure le iniziative ambientali e di tutela della biodiversità (Summit Rio +20) e la candidatura a patrimonio dell’umanità del Qhapak Ñan, il sistema stradale precolombiano.

A livello multilaterale, un tema che non si può trascurare – anch’esso leggibile in prospettiva postcolonialista – è la politica della lotta alla droga. Trattandosi di un tema legato a questioni diverse e dipendente da politiche altrui, che non può essere affrontato né risolto da un paese solo, è stato gestito adottando una doppia posizione governativa: da un lato si trova la posizione culturalista, che esalta il vero valore ancestrale della foglia di coca e la distingue dalla cocaina, negando la possibile partecipazione dei cocaleros nel traffico di narcotici e soprattutto la presenza di cartelli della droga nel paese; dall’altro, si adotta una posizione antimperialista contro gli Stati Uniti, rigettando, forte dell’alleanza strategica con l’ALBA, il controllo e la vigilanza che la potenza esercita sulla regione con tale scusa. Si registra quindi un forte tono postcolonialista nel tema della foglia di coca e del traffico di droga, rivendicando la cultura andina indigena prima resa invisibile e l’autonomia dei popoli latinoamericani, all’interno di un discorso anti-nordamericano legato all’ancora indefinibile “socialismo del XXI secolo”.

3. Relazioni bilaterali

Le relazioni bilaterali boliviane si possono analizzare a due livelli: quello regionale e quello geopolitico. A livello regionale, si collocano anzitutto le relazioni con i paesi confinanti, seguiti dagli altri paesi del continente, evidenziando le relazioni con i membri di UNASUR, MERCOSUR, CAN, ALBA, e in senso opposto con gli Stati Uniti. Tra i paesi confinanti, si segnala l’intesa con l’Argentina, per la firma di accordi di cooperazione e di compravendita del gas; le tensioni con il Cile per la contesa marittima e le dichiarazioni definite come “minacciose”; la cooperazione (ma anche grandi controversie) con Perù e Brasile su temi di sicurezza frontaliera; la discrezione – nonostante il rifiuto latente – verso il nuovo governo del Paraguay.
Rispetto agli altri paesi americani, è mantenuta la presenza attiva nelle organizzazioni di integrazione, soprattutto a livello politico (alleanza con i paesi dell’ALBA) ed economico (vicinanza ai paesi del MERCOSUR, in particolare il Brasile). Ad oggi non si evidenziano grandi divergenze con i paesi della regione, anche se l’eccessiva eloquenza del presidente Morales provoca spesso scontri innecessari. Questo aspetto rivela che il presidenzialismo boliviano di tipo caudillista (così latinoamericano), che accentra la politica estera nella figura e nelle dichiarazioni del presidente, continua a essere un ostacolo all’istituzionalizzazione di una politica di Stato, libera dai “difetti” della personalità dei governanti di turno. Proprio questo aspetto è stato in parte causa della rottura delle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, dato che il tono di confronto adottato nel discorso ha impedito che si stabilisse una relazione pragmatica (come quella ottenuta dal governo ecuadoriano), che, anche se limitata al concreto, sembra dare buoni segnali in rapporto al passato.

Infine, a livello geopolitico, la Bolivia ha ampliato il suo spettro di relazioni bilaterali giocando ad avvicinarsi alle potenze rivali degli Stati Uniti per diminuire la sua dipendenza, così come suggerirebbe qualsiasi approccio teorico marxista in politica internazionale. I casi del satellite con la Cina e degli accordi di cooperazione con l’Iran dimostrano l’intenzione di riallineamento geopolitico. Tuttavia, quest’attività è ancora troppo legata all’azione dell’ALBA e mette in discussione la capacità dello Stato di stabilire relazioni bilaterali distinte da quelle cercate dai suoi alleati (ad es. intensificare i rapporti con l’Unione europea) ed esplorare nuove possibili relazioni bilaterali.

4. Economia e commercio internazionale

Parallelamente alle intese politiche raggiunte sinora, si è assistito a un aumento degli accordi commerciali per lo sviluppo. Secondo i dati dell’istituto nazionale di statistica boliviano (INE), le esportazioni da gennaio a giugno 2012 hanno raggiunto i 5.134 milioni di dollari, in rapporto allo stesso periodo del 2011, quando arrivarono a 4.110 milioni, riscontrando così un incremento del 24,9%. Il settore degli idrocarburi, nel periodo di riferimento, ha registrato 2.565 milioni di dollari, seguito dall’industria manifatturiera, con 1.367 milioni, dai minerali con 962 milioni e dal settore di agricoltura, allevamento, caccia e pesca con 172,1 milioni di dollari (INE).

Sebbene questi dati rivelino una bilancia commerciale in positivo, è ancora dominante la dipendenza dalle entrate del settore degli idrocarburi e del primario. Non si evidenziano iniziative governative di rilievo tese a ottenere appoggi sostanziali per lo sviluppo nazionale; prosegue così la politica d’utilizzo di prestiti della Banca interamericana di sviluppo (BID) e della Banca Mondiale (BM) per ridurre la povertà.

Considerazione di chiusura

Quest’analisi si è proposta di compiere un esercizio di assegnazione di significato e senso agli avvenimenti di politica estera e di difesa dello Stato Multinazionale della Bolivia durante il trimestre giugno-agosto 2012, partendo dalla determinazione di quello che qui si è denominato profilo diplomatico. I quattro campi di studio delimitati hanno evidenziato che il governo di sinistra guidato da Evo Morales ha impresso un cambiamento e un nuovo orientamento alla politica estera e di difesa, tra le altre ragioni perché:

  1. 1) Da una prospettiva teorica realista, le questioni strategiche boliviane iniziano a essere gestite secondo un’ottica di difesa dell’interesse nazionale.
  2. 2) In una lettura postcolonialista, le relazioni multilaterali tendono a mantenere una linea discorsiva indigenista e rivendicativa, critica dell’ordine occidentale.
  3. 3) Secondo la teoria dell’interdipendenza, si può affermare che le relazioni bilaterali iniziano a essere riconosciute come cardinali non solamente in campo politico ed economico, e anche – questo secondo la critica marxista dell’indipendenza – fondamentali per raggiungere un riallineamento geopolitico.
  4. 4) In economia politica internazionale, l’incremento delle esportazioni può costituire un modo per generare sviluppo e una conveniente apertura internazionale, anche se sinora è mancato un maggiore dinamismo, necessario a evitare che il paese rimanga isolato per non approfittare delle potenzialità della sua economia.

 
In conclusione, la Bolivia avanza verso la definizione di un nuovo profilo diplomatico, adottando una politica estera e di difesa che può contribuire allo studio e alla costruzione sociale di una politica di Stato inedita nella storia del paese. Tuttavia, il problema persistente di costruzione dello Stato come fattore determinante dell’alto livello di instabilità interna e la scarsa istituzionalizzazione della politica rappresentano ostacoli che possono frenare il processo di nuovo orientamento, ancora poco definito.

(Traduzione dallo spagnolo di Giulia Sica)


NOTE:
Alexander Madrigal Garzón, dottore in Relazioni internazionali, è ricercatore e analista colombiano.
FONTE:
Observatorio de Bolivia, Número 27, Año VII, Invierno Sur 2012, pp. 11-14.
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