Le forze politiche pakistane stanno facendo pressione sul governo affinché intavoli al più presto dialoghi di pace con i militanti talebani. L’obiettivo è contenere i loro violenti attacchi, che contribuiscono ad alimentare un clima di terrore e instabilità difficilmente sostenibile, soprattutto in un periodo di campagna elettorale. Un ambiente così ostile, in effetti, indebolisce ulteriormente le istituzioni civili, favorendo quelli che vengono considerati da tutti, analisti internazionali e locali, i veri detentori del potere, l’esercito
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La questione è al centro dell’attenzione principalmente perché gli Stati Uniti hanno reso nota la loro intenzione di andarsene dall’Afghanistan. Le nazioni che potrebbero considerarlo come uno sviluppo positivo sono il Pakistan e la Cina, insieme all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, che erano i sostenitori principali dei talebani prima del 2001. Tuttavia, questi ultimi Paesi potrebbero non essere più così sicuri. Naturalmente, quelli che hanno inviato contingenti per l’ISAF ne saranno sollevati. Non
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La proiezione eurasiatica della Cina si delinea all’interno di un rinnovato Grande Gioco in Asia centrale, intorno al mackinderiano pivot cui si connette la Via della Seta, arricchita oggi di significati geopolitici le cui radici affondano nella contesa imperialista del XIX secolo. Le dinamiche attuali misurano un confronto-scontro di potenza in simbiosi con i cambiamenti che caratterizzano l’emergere di nuove polarità sulla scena globale. La Cina odierna vi partecipa attivamente, ormai da tempo sicura e
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Lo scorso 5 Dicembre, durante il meeting con i colleghi della NATO a Bruxelles, il segretario di stato USA Clinton ha ribadito come rispettare l’impegno di donare all’Afghanistan 4,1 miliardi di dollari sia cruciale per la sicurezza internazionale, specialmente in previsione del definitivo ritiro delle truppe del contingente internazionale previsto per la fine del 2014. Anche il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha ricordato alle nazioni europee già prostrate dalla crisi che rispettare l’impegno
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L’attuale presenza militare in Afghanistan guidata dagli Stati Uniti ha compiuto 11 anni il 7 ottobre 2012. Quest’impegno militare esercitato da una forza straniera è stato il più longevo nella storia dell’Afghanistan, distanziandosi di ben 32 mesi dall’intervento sovietico. È stato anche l’impegno militare più lungo per gli Stati Uniti, tanto da aver sorpassato la guerra del Vietnam, costando all’incirca 100 miliardi di dollari annui all’erario americano, una cifra quasi sei volte maggiore del prodotto
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Con l’avvicinarsi del ritiro delle truppe da combattimento straniere dall’Afghanistan, Nuova Delhi è determinata ad aumentare il suo ruolo paese prostrato dal conflitto, malgrado le informazioni riguardanti un aumento del potere talebano. Mentre alcuni analisti evidenziano la minaccia talebana e propendono per una riduzione dell’impegno indiano in Afghanistan, l’India, a differenza del 1990, è lungi dal considerare “il ritiro” come una valida opzione. Inoltre, con una presenza statunitense a lungo termine che assicura l’attività di
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Sulla scia della Seconda Guerra mondiale, le elite politiche statunitensi e britanniche si ritrovarono ad affrontare la minaccia del socialismo su scala globale. Nonostante le incombenti perplessità circa il futuro, decisero di reagire mobilitando risorse – pubbliche e nascoste – al fine di implementare un programma di “Roll Back” atto a invertire l’avanzata comunista mondiale. Un vero e proprio blocco sulla strada della mobilitazione anti-comunista era rappresentato dal fatto che la maggior parte della popolazione
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Il progetto del gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI), sovvenzionato dagli Stati Uniti e dalla Asian Development Bank (ADB), riguarda allo stesso modo sia la sicurezza politica dell’Afghanistan, sia la stabilità energetica per i Paesi partner. Tuttavia, ciò continua a suscitare scetticismo tra gli analisti. Buona parte di questo scetticismo dipende dalla necessità di trovare dei finanziatori per sostenere un progetto che dovrebbe attraversare le tumultuose regioni di Herat e di Kandahar in Afghanistan, come anche il territorio
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L’ascesa del Wahhabismo nell’Asia occidentale potrebbe rappresentare una seria minaccia all’armonia sociale e alla sicurezza nazionale dell’India. Il quotidiano Jerusalem Post (JP) ha recentemente pubblicato un’illuminante notizia sulla crescente minaccia del Wahhabismo in India. In India spesso si parla propagandisticamente di una minaccia all’interno del nostro Paese e di un Pakistan “talebanizzato”, senza considerare che il Pakistan non rappresenta un’aberrazione nella regione. Lo spettro che perseguita Afghanistan, Pakistan e India (e tutta l’Asia centrale) è
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L’India ha molti interessi in Afghanistan, specialmente una volta che le truppe occidentali lasceranno il paese entro la fine del 2014. La conferenza di Tokyo tenutasi la scorsa domenica si è impegnata nello stanziamento di 16 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo fino al 2015. Tra i leader internazionali presenti alla conferenza v’era per l’India il ministro degli Esteri S.M. Krishna, che ha evidenziato gli sforzi fatti dall’India per il pieno sviluppo dell’Afghanistan.
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