1. Il mondo affronta una straordinaria crisi economica, sociale e politica, un processo silenzioso di degrado ambientale e una disputa (ancora sorda) per l’egemonia mondiale. 2. La crisi economica, che iniziò a diventare finanziaria nel 2008 a New York con il fallimento della banca Lehman Brothers, si trasformò rapidamente in crisi sociale, con la propagazione e la persistenza di alti livelli di disoccupazione dentro e fuori gli Stati Uniti e con effetti sul sistema politico
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Il recente summit del G-20 di Los Cabos, in Messico, è stato caratterizzato da un cambiamento fondamentale nella geopolitica della finanza internazionale. Le economie emergenti hanno destinato miliardi al fondo d’emergenza dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale) destinato a fornire un sostegno aggiuntivo alle nazioni dell’eurozona nel caso di un aggravamento della crisi del debito. I BRICS hanno accettato di contribuire mediante una somma superiore ai 70 miliardi di dollari, con la Cina impegnata con la somma
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Il mondo sta cambiando rapidamente. Da alcuni anni a questa parte, ancora più rapidamente. Le crisi sistemiche (e le conseguenti “grandi depressioni”) hanno storicamente comportato un’accelerazione delle pre-esistenti dinamiche di ascesa e discesa delle potenze: la crisi del 1873 agevolò l’ascesa di USA e Germania rispetto alla Gran Bretagna, quella del 1929 il recupero tedesco e la copertura del gap industriale da parte dell’URSS. La crisi cominciata nel 2008 accelera l’ascesa delle cosiddette “potenze emergenti”
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Tornando ai bei vecchi tempi della Strategia di Lisbona (quando l’Unione veniva proclamata l’economia più competitiva e a base di conoscenza del mondo), le Commissioni di Prodi e Barroso hanno entrambe più volte ribadito che: “Al momento, alcuni dei nostri partner internazionali competono con risorse primarie che noi non abbiamo nella UE ed in Europa. Alcuni competono con manodopera a basso costo, che noi non vogliamo. Alcuni competono a spese del loro ambiente, cosa che
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7 maggio, 2012
Daniele Scalea
Europa
Le prime pagine dei giornali sono per la Francia, dove Nicolas Sarkozy ha perso la presidenza dal rivale socialista François Hollande, ma il vero terremoto politico che avrà conseguenze internazionali è avvenuto altrove, in Grecia. È comprensibile che i più in Italia guardino con malcelata soddisfazione alla caduta di Sarkozy (a dire il vero con uno scarto di voti meno ampio delle previsioni). Il presidente d’origini ebraico-magiare, con la sua eccentrica politica di puissance, non
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Per gentile concessione dell’Autore riportiamo la traduzione italiana dell’intervista che Carlos Pereyra Mele, geopolitologo e docente all’Università della Patagonia, membro del Comitato Scientifico di “Geopolitica”, ha rilasciato alla rivista argentina “Disenso” lo scorso 23 aprile. Disenso: Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli incontri e le dichiarazioni tra i governi di Israele e degli Stati Uniti in relazione al programma nucleare iraniano. Sebbene l’Iran abbia messo in agenda già dal 1995 la necessità di
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23 marzo, 2012
George Friedman
Europa
L’idea di una Germania dotata d’una strategia nazionale indipendente contraria a tutto ciò che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, la Germania ha fortemente voluto essere ed il mondo ha desiderato che fosse la Germania. In un certo qual modo, l’intera struttura dell’Europa moderna è stata creata approfittando proprio del dinamismo economico della Germania, se pur evitando la minaccia di una sua possibile dominazione. Parlando di strategia tedesca, avanzo la possibilità che la
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C’è un aspetto dell’attuale crisi economica in Europa e Nordamerica che è stato completamente sorvolato: l’attuale condizione di queste potenti economie convalida la tradizionale saggezza indiana riguardo alle questioni economiche e finanziarie, ponendo degli interrogativi su modelli economici (e stili di vita) basati sul debito. Considerati i probabili scenari futuri in Grecia e nell’Unione Europea, tutto ciò diventerà chiaro come il sole. Dopo lunghi negoziati, i leader europei, i creditori privati e il FMI sono
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Si è svolta dal 24 al 26 febbraio al 105 Stadium di Rimini una due giorni di descrizione della Modern Money Theory MMT, per la costruzione di un’economia “salva vite, salva Stato e salva democrazia”. Economisti tra i maggiori esponenti della MMT – gli americani Michael Hudson, Stephanie Kelton e William Black, il francese Alain Parguez ed il canadese Marshall Auerback – sono stati invitati in Italia dal giornalista Paolo Barnard per fornire ai partecipanti
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