Jordan days è il canale che sta trasmettendo il live streaming delle proteste. La Giordania sta vivendo i suoi giorni della rabbia. A quasi due anni dall’inizio delle proteste, il 14 novembre ha visto esplodere le strade di tutto il paese in modo impetuoso ed incontrollato. Il bilancio del secondo giorno di proteste è di due morti, tra cui un agente di sicurezza e un manifestante che cercava di irrompere in un ufficio pubblico. Numerosi
//...
Negli scorsi mesi diversi analisti avevano considerato come l’attuale situazione siriana, con una eventuale caduta del regime guidato da Bashar al-Asad, rappresentasse un duro colpo all’ Iran e indirettamente ai suoi alleati più stretti come Hezbollah ma anche Hamas. Tuttavia, i recenti sviluppi nell’intera regione (oltre alla Siria anche in Giordania ed Egitto) stanno dimostrando come l’organizzazione palestinese Hamas non solo sia in grado di superare indenne un cambio di regime in Siria, ma abbia
//...
Di primo acchito, sembrerebbe che sia finalmente apparsa sulle rive del Nilo una grande figura unificatrice, la cui ombra si allunga sull’intero panorama politico del Medio Oriente. Questa, almeno, è l’impressione che lascia la serie di encomi da parte della comunità internazionale a seguito dell’elezione di Mohammed Morsi alla presidenza in Egitto. Da Israele all’Iran, i paesi del Medio Oriente hanno salutato l’esito delle elezioni egiziane, ovvero la vittoria dei Fratelli Musulmani. Tutte le grandi
//...
Il re hascemita di Giordania, Abdullah II al-Husayn, al potere dal 1999, si trova a dover affrontare una complicata fase di transizione del regno. Alle richieste da parte della popolazione di maggiori aperture democratiche si sommano le pressione della tradizionale ed influente componente beduina che mira a riprendere un ruolo da protagonista nelle politiche di Amman. Il crescente malessere della componente di origine palestinese, a lui vicina in questi ultimi anni, ha convinto il re
//...
Quando ancora i riflettori non erano accesi e i microfoni del mondo lontani dalle polverose strade delle capitali dei paesi arabi, alcune voci erano già in piazza per denunciare le loro ragioni. Non avevano la forza dirompente di una diretta internazionale e la loro influenza era minima nei confronti del governo, non intimidito dall’eco roboante di un regime caduto, di una Primavera araba. Da novembre 2010 la Giordania è scesa nelle strade e continua ancora
//...
Con 83 stati e organizzazioni intergovernative rappresentate, la seconda Conferenza degli Amici della Siria è stata un successo mediatico. Eppure, secondo l’analista francese basato a Damasco Thierry Meyssan, tutto ciò non riesce a nascondere la sconfitta della NATO e del CCG in Siria: un anno di guerra a bassa intensità non ha portato a cambiamenti di regime e sono ora costretti a ritirarsi davanti al fronte russo-sino-iraniano. Il 27 marzo 2012 il presidente Bashar
//...
È un pomeriggio come tutti gli altri al Centro di Studi Strategici; rimango un po’ più del solito, fino alla chiusura, le ore 17.00. Uscendo, sulla porta, incontro un giovane ricercatore del Centro; lui non parla bene inglese e io non parlo bene arabo ma caspico dalle sue parole entusiaste: “Come in Egitto, come in Egitto, c’è una grande manifestazione a Duār Dakhliyya, è tutto bloccato!”. Dubbiosa e un po’ preoccupata mi avvio verso casa,
//...
Il clima di incertezza e instabilità politica che caratterizza l’Egitto sta avendo implicazioni di sicurezza energetica particolarmente controverse. La vulnerabilità delle infrastrutture energetiche emerge chiaramente nei ripetuti attacchi all’Arab Gas Pipeline, il gasdotto che, attraverso il Sinai, trasporta(va) il gas a diversi paesi dell’area mediorientale. L’infrastruttura permette all’Egitto di esportare circa cinque miliardi di metri cubi di gas all’anno, in particolare verso Israele e Giordania. L’ennesimo attacco all’infrastruttura avvenuto a inizio febbraio, ha nuovamente interrotto
//...
L’Antefatto La notizia che circolava per le redazioni dei principali quotidiani di tutto il mondo già da qualche tempo alla fine è arrivata. Il governo britannico ha deciso di espellere un diplomatico israeliano per l’avvenuto uso di passaporti del Regno Unito in occasione dell’assassinio di un leader di Ḥamās a Dubai. L’antefatto risale al 20 gennaio, quando Maḥmūd al-Mabḥūḥ è stato trovato privo di vita nella sua camera d’albergo. L’esecuzione sarebbe stata ordita e attuata
//...